venerdì 5 dicembre 2008

Blog e letteratura - seconda parte

4.
La quarta dimensione è la dimensione transnazionale. Anche questa è una caratteristica della produzione on line in genere e la si deriva dalla natura stessa della rete che, se pure ha un accesso locale, in verità porta immediatamente ad un circuito globale. Questo implica un cambiamento di scala ed un bacino di utenza staccato dalla dimensione nazionale. Chiaramente, continuano a funzionare meccanismi di raggruppamento, come le aree linguistiche o le affinità culturali, e tuttavia sono ridotti a elementi di articolazione e non a princìpi fondanti.
La differenza che introduce questa dimensione, rispetto ai termini secondo cui siamo abituati a pensare la letteratura, è di una certa rilevanza. In effetti, la letteratura è organizzata in termini di tradizioni nazionali. Anzi, si può dire che la letteratura viene identificata con l’insieme dei canoni nazionali, e cui mi riferivo più sopra, messi eventualmente in relazione attraverso studi comparativi e traduzioni. Il costrutto “canone nazionale” è talmente forte che i singoli testi costruiscono una parte sostanziale della proprio individualità a partire dalla propria collocazione nel dibattito nazionale, in una rete di rimandi filologici e tematici, contribuendo a loro volta a farlo procedere nella sua crescita.
Il riferimento all’area geografica, per altro, non ha solo un côté culturale ma si realizza nella struttura stessa dell’industria editoriale che ha una sua distribuzione basata sulle aree linguistiche e sui bacini di utenza nazionale. È vero che, soprattutto negli ultimi decenni, si è sviluppata una specie di produzione standard internazionale, basata sulla pubblicazione massiccia di traduzioni e incarnata in una specie di canone globale di best-seller e classici contemporanei; tuttavia, questa situazione sembra piuttosto un’implementazione avanzata (maggiormente dinamica) del modello a più canoni che indicavo in precedenza.
Lo scenario in cui ci si trova con la produzione on line è diverso, per almeno due motivi. Il primo è che il meccanismo di distribuzione, come si è detto, è di portata immediatamente globale. Questo non comporta un mero allargamento del bacino di utenza ma un diverso ambiente, una nuova piattaforma, comune e senza caratterizzazione nazionale, in cui la produzione e la fruizione di testi vengono a trovarsi. In questo ambiente - in cui i meccanismi di filtro, la forza normativa e le risorse interpretative fornite dal canone si indeboliscono - i testi stranieri, in verità, appaiono meno stranieri anche se in qualche modo più anodini (oppure, e meglio, meno stranieri proprio perché più anodini). Il secondo motivo è che gli apparati di mediazione (in primis: le traduzioni e le edizioni straniere) che permettono la comunicazione tra i canoni sono, in un certo senso, messi tra parentesi (ed in questo ha sicuramente un peso significativo quell’indebolimento dei ruoli, di produttore e fruitore, sottolineato più sopra) a favore di un rapporto diretto con i testi di provenienza estera, reperibili on line ed immediatamente fruibili.
Una parte fondamentale, in questo passaggio, è rivestita senza dubbio dall’inglese che, grazie alla sua natura di lingua franca, oltre al vantaggio di essere la lingua dell’informatica e dei più importanti operatori on line, sembra costituire una specie di tessuto linguistico comune, adatto alla dimensione transnazionale del nuovo scenario. Tuttavia, al riguardo, mi sembra che vadano segnalate almeno tre cose: la prima è che l’inglese della rete non è un inglese “nazionale” ma una specie di super-inglese caratterizzato da un’ampiezza di spettro che passa dallo slang dei parlanti nativi ai pidgin di utenti non anglofoni e che, tuttavia, producono contenuti in inglese; la seconda è che, proprio per questo motivo, quelli che, tra gli stessi utenti non anglofoni appena segnalati, producono testi esplicitamente letterari non stanno “entrando” nella letteratura inglese; la terza cosa, infine, è che l’inglese è anche la lingua di una delle esperienze fondamentali della cultura globalizzata, cioè l’esperienza della merce, e come tale entra senza scosse nei circuiti della produzione on line.

5.
La quinta e ultima dimensione che vorrei sottolineare è quella della gratuità e, comunque, dell’accessibilità in genere. Come segnalavo più sopra, in rete sono presenti parecchi servizi gratuiti che offrono a chiunque la possibilità di aprire un blog e, allo stesso modo, segnalavo come l’interfaccia per la produzione dei contenuti sia estremamente accessibile.
Questo, di nuovo, è un aspetto che ritroviamo in molte realtà della rete ed è caratteristico del cosiddetto Web 2.0, i cui servizi sono progettati per avere la maggior facilità possibile di utilizzo (e sono, in genere, disponibili gratuitamente). Grazie a questi due aspetti, oltre ad una specie di desiderio diffuso di costituire una proprio soggettività nella rete (che però richiede un discorso specifico e che esula da questa sede), si può forse spiegare lo sviluppo impressionante di Internet e la sua capillare diffusione nei termini di “utenza domestica”.
Rispetto all’idea di letteratura a cui facciamo in genere riferimento, questa ultima dimensione ripresenta, in parte, un aspetto che si è già visto, ovvero il fatto che la produzione on line indebolisce i meccanismi di rarefazione che stanno alla base della “buona letteratura”: la gratuità e l’accessibilità si sostituiscono, in un certo senso, alle scelte editoriali ed all’apprendistato letterario. Ma mi sembra che ci sia anche un altro aspetto che questi due elementi mettono in luce e, cioè, che il fenomeno della produzione testuale on line rappresenta, in effetti, quello che potremmo chiamare il passaggio della letteratura al “circuito della comunicazione”, facendo in modo che la letteratura accetti uno degli elementi cardine della comunicazione, ovvero l’accessibilità, appunto.
Gherardo Bortolotti
Sul versante specifico della gratuità, poi, mi sembra che possano essere fatte almeno altre due considerazioni. La prima è che la gratuità della rete è una specie di mezza verità, cioè una verità non completa ma pur sempre vera. Quello che è vero è che milioni di individui per cui non era previsto un ruolo come “produttori di senso” possono accedere alla rete e costituirsi come soggetti al suo interno, esprimendosi, entrando in relazione, producendo contenuti e così via, senza che la cosa gli costi più del prezzo della connessione (si noti che, rispetto ad un modello culturale basato su pochissime fonti di significato e tantissimi fruitori-spettatori, ovvero quello corrente, questo passaggio non è di poco conto). La parte che manca è che, come nel caso della televisione si offre intrattenimento gratuito a “teste” che vengono poi vendute agli sponsor, così nel caso della rete si offre agli utenti la possibilità gratuita di mettere on line dei contenuti, che attireranno altri utenti che a loro volta produrranno la loro parte di dati, e si vende il traffico, che tutto questo genera, di nuovo agli sponsor.
La seconda considerazione riguarda più da vicino il testo letterario. Gli aspetti economici (non solo in termini industriali, come nel caso dell’editoria moderna, ma anche semplicemente in quelli di risorse disponibili, di possibilità di trasformarle, etc.) hanno un’influenza specifica sulla produzione letteraria. Negli ultimi due secoli, addirittura, sono stati uno degli elementi interni al dibattito critico e teorico, avendo un peso nella formulazione di idee come “arte per l’arte”, “best-seller”, “popolarità” e così via.
Per rendersi conto dell’importanza della dimensione economica nella produzione letteraria, d’altra parte, basterebbe pensare, tra le altre cose, alla lettura benjaminiana di Baudelaire, alla teoria dell’avanguardia sul mercato come anche alle difficoltà che incontra la piccola e media editoria ed alla gestione dei titoli sugli scaffali, nelle librerie oppresse dalle spese di magazzino. Ora, il “pubblico letterario” della rete non è un pubblico pagante e il testo messo a disposizione non è una merce (la merce, come si è detto, è piuttosto l’intero ciclo di produzione/fruizione ma, chiaramente, questo è ancora un altro discorso). Per la prima volta da due secoli, almeno, il testo letterario è in grado di sfuggire al feticcio della merce ed al suo valore di scambio. Non solo: per la prima volta dall’invenzione della scrittura come tecnologia per l’immagazzinamento dei dati, le piattaforme a disposizione sono talmente capaci e di costo così ridotto che non impongono virtualmente nessun tipo di considerazione sulla selezione, la promozione, il mantenimento dei testi. Mi sembra giusto, anche se forse ovvio, sottolineare che non si tratta di un’isola di Utopia quella raggiunta e, tuttavia, non posso fare a meno di notare la differenza tra lo scenario che si sta costituendo e quello, invece, a cui siamo abituati.
Questi mi sembrano gli aspetti da prendere in considerazione nell’affrontare la questione della produzione letteraria on line, dei blog letterari e così via. Concludo tuttavia, segnalando che, a ben vedere, sono probabilmente aspetti di cui tenere conto ormai in una qualunque discussione sulla letteratura oggi, data la sempre maggiore diffusione della rete nella vita quotidiana e, quindi, negli usi degli autori e soprattutto dei lettori.

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